Nevada: Google Car senza pilota su strade pubbliche.
Ciao vi posto un fatto ecclatante che in Italia non si verificherà mai… Buona Lettura!
Il Nevada apre alle driverless car di Google su strade pubbliche
Pubblicato: 08 mag 2012 da Rosario
Chi nel nostro sondaggio di qualche tempo fa riteneva che le driverless car di Google non sarebbero arrivate a breve sul mercato, potrebbe sbagliarsi: le cosiddette “auto che si guidano da sole” stanno infatti facendo passi da gigante, come dimostrano anche alcuni testpubblicati online dalla società di Mountain View.
Progressi che devono aver convinto anche le autorità del Nevada, stato famoso soprattutto per la sua sbrilluccicante Las Vegas, dove Google ha ottenuto l’autorizzazione a testare le sue driverless car su strade pubbliche. Ovviamente ci saranno alcune regole da rispettare: i tre veicoli di test dovranno trasportare almeno due passeggeri, il primo per occuparsi del volante nei casi d’emergenza e il secondo per monitorare costantemente un computer collegato all’automobile e al suo percorso predefinito.
Le auto di test avranno inoltre targhe di colore rosso e, dettaglio che interesserà i geek, un simbolo di infinito per identificarle come prototipi di driverless car. A quanto pare, le targhe diventeranno poi di colore verde una volta pronte per il mercato, cosa che il capo del Department of Motor Vehicles del Nevada Bruce Breslow afferma di ritenere possibile nel giro di 3-5 anni.
fonte:www.downloadblog.it
non è chiaro se si tratta di droni o se il computer di bordo sostituisce totalmente lo chaffeur.
(hazzo, quando ero fantolino era un termine comunemente usato quassù al nord!)
Drone o chauffeur?
CHAFFEUR. Che tu pignolo come sei precisi la derivazione da chauffeur
Beh, non è detto che non succederà mai in Italia. Quale dimostrazione o spettacolo (come nel caso del video) potrebbe invece arrivare presto.
Sì, forse arriveranno le dimostrazioni, ma credo che Shark intendesse dire che il nostro know- how tecnologico non ci consentirà mai di arrivare a certi livelli di innovazione. Considera poi che le nostre migliori e più brillanti menti le mandiamo via a calci in culo e capisci quanto sia vera e condivisibile l’affermazione di Shark.
Se parliamo di fuga di cervelli, certamente l’Italia ne soffre parecchio e sempre in misura maggiore rispetto al passato. Sul carente know-how tecnologico concordo solo in parte: certe nostre realtà nel campo sono davvero all’avanguardia e pure NASA o F1 ne sono clienti.
Si tratta sempre di particolari: un conto è progettare e costruire uno shuttle e mandarlo in orbita, un conto è fornire un particolare, per quanto tecnologicamente evoluto esso sia ( sempre su progetto o specifiche del committente).
…che altri, evidentemte, non sanno approntare. Possiamo anche minimizzare la riconoscuta creatività e capacità degli italiani, ma non so quanto possassere utilealla nostra econmia. Intanto un’azienda italiana, da sempre al top dellatecnologia, dl nome antico che ricorda le calamite…i Magneti, sta mettendo a punto degli strumenti, degli iniettori, capaci di far consumare metà dl carburante rispetto a quelli attualmente utilizzati. on servirà ad andare sulla Luna, ma ua qualche utilità porebbe anche averlo.
Come mmyg ha detto, la mia affermazione era proprio sul fatto che queste cose da noi non le vedremo mai…
Sfatiamo poi il mito della “fuga dei cervelli”, non esiste la fuga dei cervelli, siamo noi a non volerli. Io mi congratulo con Magneti, se stanno realizzando degli iniettori innovativi, che ci permetteranno di consumare meno (cosa possibile), ma qui stiamo limando il problema e trovando la soluzione, comunque non credo che dai sia possibile un innovazione tecnologica degna di nota, se non si investe nella ricerca.
…non sanno approntare o più realisticamente si tratta di particolari minori che non hanno tempo/interesse a produrre e fanno fare fuori. Non c’è bisogno di scomodare la NASA per capire quanto siamo arretrati, basa pensare agli inverter: li fanno i giapponesi (OMRON, HITACHI), i tedeschi (SIEMENS), I francesi (TELEMECANIQUE), gli americani (ALLEN-BRADLEY), perfino gli svizzeri (ABB); e l’Italia lo produce questo apparecchio tanto utile in molti campi dell’elettrotecnica? Non conosco aziende italiane che producano inverter industriali, so di una certa Elettronica Santerno ma produce solo inverter per il fotovoltaico, quindi è fuori dal giro grosso. E i televisori? C’era BRIONVEGA, SINUDYNE, GELOSO (fatta fallire ANCHE e sopratutto dai sindacati) , PHILCO; ma ora non c’è più nulla, solo MIVAR costruisce qualcosa, ma è sommersa dai costruttori giapponesi e da qualche colosso europeo. Tra poco non avremo nemmeno un costruttore di automobili, Marchionne (e non si può fargliene una colpa) chiuderà la FIAT e trasferirà tutto ciò che vale la pena trasferire in CHRYSLER, la MARELLI è solo l’ologramma di quel che fu. Nei miei vecchi libri delle superiori c’erano la TOSI, l’ANSALDO, la BREDA. sono rimaste solo FINMECCANICA e NUOVO PIGNONE, se riusciranno a resistere a Monti; ENEL ma investe all’estero. Tutto questo perchè in italia chi fa impresa e da sempre demonizzato.
Su fatto più volte provato che la politica e le olitiche economiche non agevolino le aziende italiane, siamo tutti d’accordo. Io non concordo esclusivamente sul fatto che gli italiani siano arretrati dal punto di vista creativo e tecnologico. E’ vero che le grandi aziende vanno scomparendo, fagocitate dalle multinazionali o costrette a chiudere o a svendere perchè impotenti contro una spietata concorrenza, ma miriadi di piccole imprese, anchall’avanguardia dal puntoo di vista tecnologico, tengono duro e molte, anche di recente istituzione, riescono a imporsi anche a livello internazionale. Nel fotovoltaico, nella mia zona conosco realtà cresciute adismusura negli ultimi anni che combinano materie prime semilavorati provenienti all’estero (perchè elaborati a costi inferior) con design, tecnologia e inventiva completamente italiane. Quanto alle automobili, può essee che presto non avremo più una fabbrica italiana (e sappiamo tutti per quali motivi) ma la nostra tecnologia contribuirà ancora all’evoluzione in tale campo. Accanto alla MM già citata, potrei d esempio ricordare l’azienda che ha monopolizzato la fornitura in F1 ormai monomarca in quanto a pneumatici, risultando in tal senso la prima nel mondo a studiare, a provare e a inserire nuove tecnologie nel mondo dell’auto. Insomma le difficoltà della nostra economia sono palesi, come indiscutible la perdita di risorse creative dovuta all’emorragia di nuovi talenti costretti a migrare, ma sono a mio parere altrettanto indiscutibili le nostre capacità creative e il nostro livello assolutamente competitivo dal punto di vista innovativo e tecnologico, purtroppo soffocato da polittche interne ed europee a dir poco demenziali.
Appunto, noi italiani abbiamo la testa, ma non possiamo usarla fino in fondo…
Bravo Shark! La sintesi, alla fine, ci trova concordi.
Visto il clima vacanziero che regna nel blog (mi sa che molti hanno allungato il weekend al mare), Lasciando da prte un attimo l’attualità e la politica, oltre ai dilemmi sportivi su probabili biscotti più o meno da inzuppare, mi soffermo su questa curiosa notizia proposta dall’agenzia AGI, a metà stada fra il fantasy e il comico/surreale, che però testimonia la straordinaria inventiva e fantasia, nonchè il savoir vivre di noi italiani.
SPAZIO: BREVETTO ITALIANO PER PORTARE L’UOMO SU MARTE
(AGI) – Roma, 14 giu. – L’Ufficio europeo ha giudicato completamente inventiva e brevettabile una domanda di brevetto – presentata congiuntamente dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), dall’Universita’ di Catania e dal Centro di ricerca del Parco tecnologico di Pula (CRS4) – per un “procedimento per l’ottenimento di prodotti utili al sostentamento di missioni spaziali sul suolo marziano mediante l’utilizzo di risorse reperibili in situ”. L’umanita’ sara’ sempre piu’ spinta a trovare nuovi spazi fuori dalla Terra e a ricercare su pianeti vicini, come Luna, Marte e asteroidi, punti di appoggio e soluzioni di sopravvivenza per la futura colonizzazione di queste nuove dimore per l’uomo. Per questo motivo la ricerca si sta muovendo e scienziati italiani stanno gia’ mettendo a punto nuove tecnologie per affrontare questa nuova sfida. Dal Dicembre 2009 e’ operativo infatti il progetto italiano COSMIC, finanziato dall’ASI con 500 mila euro, volto allo studio dell’esplorazione umana dello spazio. Il progetto, coordinato da Giacomo Cao, docente del Dipartimento di Ingegneria Meccanica, Chimica e dei Materiali dell’Universita’ di Cagliari e ricercatore del CRS4 (il Centro di ricerca del Parco tecnologico di Pula), coinvolge, oltre all’Universita’ di Cagliari e al CRS4, il Dipartimento Energia e Trasporti del CNR, l’Istituto Tecnico Industriale “Enrico Fermi” di Fuscaldo e COREM Srl. Il brevetto, che sara’ a breve esteso in tutti i paesi, riguarda un procedimento per l’ottenimento di prodotti (ossigeno, acqua, monossido di carbonio, ammoniaca, fertilizzanti azotati e biomassa edibile) utili al sostentamento di missioni spaziali permanenti su Marte mediante l’utilizzo di risorse reperibili in situ. Il brevetto potra’ fattivamente contribuire sia alla programmazione sia alla gestione delle future missioni spaziali in quanto si inserisce a pieno titolo tra i paradigmi che la NASA ha definito con gli acronimi ISFR – In Situ Fabrication and Repair – e ISRU – In Situ Resource Utilisation. Tali accordi hanno l’obiettivo di individuare procedure e processi in grado di consentire alle missioni spaziali con presenza umana di estrarre e utilizzare le risorse reperibili sul posto (Marte, appunto), come ossigeno e azoto, essenziali per la sopravvivenza lontano dalla Terra.
ma chi cazz’è ‘sto pirla?
Va beh, sono complimenti per i redattori del blog. Prendiamoli come tali e tirem’innanz…
Non sono complimenti: è spam pubblicitaria. Però lo lascio, internazionalizza….
Boh, il primo testo è sparito. Ti assicuro che erano complimenti e non vi erano pretese o spot. Che poi fossero mirati a qualcosa di più può essere probabile…:-)
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wuèèèèèè Raaaaaaaahlp che succede
However, isn’t it strange that before 1920 coronary heart disease was rare in America and that today heart disease causes at least 40 per cent of all US deaths. It’s
a great alternative to butter on whole grain breads
and wonderful for stirfry. The most common way is to purchase some pure virgin organic oil from a
general store and apply it directly on the scalp on a daily basis or mix
it with your hair conditioner or shampoo.
For an extra taste sensation in your salads, infuse it with garlic, pepper,
rosemary or other herbs and spices, even truffle shaving.
In foods the oil is used in salad dressings, deep frying, baking and the seeds are used for wine making.
Grapeseed oil, as the name suggests, is pressed form the seeds of grapes.