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Archivio per la categoria ‘TRON – Informatica & Web’

iRacer, l’elettrica da corsa in kit

18 aprile 2013 4 commenti

Tanto per tornare sull’elettrico, eccovi la macchina da corsa che dura 25 minuti a patto di non usare il “DRS”!

Dalla sinergia fra Birmingham University e Westfield Sportscars nasce un’auto da pista per i campionati a impatto zero da costruire in garage. Design inedito, potrà correre fino a 25 minuti, ma costa un occhio della testa

17 aprile 2013 di Simone Cosimi

Un kit. Basta questa parola magica per far drizzare le orecchie. Non bastasse: un kit per costruirsi in casa (magari, in garage) niente meno che un’auto da corsa. Non finisce qui: un’auto da corsa, che pure era già in qualche modo fattibile da sé, per la prima volta elettrica. Ci sta pensando la strana accoppiata costituita dalla Birmingham City University e dall’azienda automobilistica britannica WestfieldSi chiamerà iRacer e sarà appunto un veicolo elettrico con cui allenarsi, utile alla ricerca ma anche, e soprattutto, per competere. Nulla di cittadino: il mezzo è nato fin dalle fasi iniziali della progettazione come piccolo mostro da pista. Non ce ne sono, e non ce ne saranno, versioni adattate per le strade urbane. Correrà anzitutto nelle gare tipo la EV Cup e in quelle targate appunto Westfields series.

iRacer

iRacer

Lunga poco più di tre metri e mezzo, larga 1,6, la iRacer sfoggia una linea inedita, compatta, ma comunque di presenza. Una volta montata peserà infatti ben 770 chili, più di un’auto da Formula Uno, a causa dei 200 chili legati alle batterie al litio-ferro-fosfato (LFP) capaci di generare un’energia di 23 kWh equivalenti a una gara di circa 25 minuti. Un peso tuttavia mantenuto sotto la tonnellata dai due motori elettrici Yasa-750, espressamente progettati per le auto da corsa, da appena 25 chili ciascuno. In grado di portare il veicolo da zero a 100 km/h in cinque secondi: “È una partnership davvero importante fra la Scuola d’ingegneria e design e la Westfield”, ha detto Parmjit Chima, a capo dell’istituto della Birmingham University. “L’accordo porterà vantaggi agli studenti e soprattutto all’ambiente, lavorando sulla strada della riduzione delle emissioni di Co2”.

Non mancano altre particolarità per maniaci, come un magico comando per incrementare momentaneamente il voltaggio dei motori e impennare la potenza di 100 kW (ma occhio, ogni 18 secondi se ne va un kWh). Un sistema che ricorda, negli effetti, non certo nei principi, il DRS della Formula Uno. Un piccolo jolly che i piloti dovranno giocarsi con strategia e intelligenza e che servirà appunto a valorizzare anche abilità e tattiche di guida evitando di puntare tutto sulle performance dell’auto.

Fra l’altro, l’idea del team che svilupperà iRacer è di arrivare col tempo alla messa a punto, per le strade di Birmingham, dopo averle testate tramite eventi di scala minore, di una tappa dell’attesissimo campionato di Formula E, resuscitando in qualche moto il celebre Halfords Birmingham Super Prix degli anni Ottanta. E comunque quella di supportare la Westfield nei suoi obiettivi di riduzione delle emissioni: 20 per cento nel giro di qualche anno. iRacer, in questo senso, è anche una sorta di piattaforma permanente per la ricerca ingegneristica, in linea d’altronde con quanto avviene dal 2008, quando è iniziato il percorso di sviluppo. Il prezzo del superkit non sarà però a basso impatto: si parla infatti di circa 16mila euro, batterie e motori esclusi. Anche se potrà accoglierne termici e ibridi.

Da wired.it

Missile nordcoreano bloccato da Windows 8! – Bufala

12 aprile 2013 4 commenti
Ho preso questa notizia da wired. Buona LetturaMissile nordcoreano bloccato da Windows 8!

La notizia sta rimbalzando per il web. Attenzione, c’è il trucco

12 aprile 2013 di Riccardo Meggiato

Brutto immaginare questi missili coreani puntati verso altri stati. Molto brutto. Ma immagina se, di punto in bianco, giusto un secondo prima di premere il fatidico pulsante, arrivasse l’ordine di bloccare tutto. E se la causa fosse… Windows 8. In queste ore gira la notizia che un test missilistico nordcoreano sarebbe stato ritardato proprio per risolvere alcuni problemi causati da Windows 8. In un comunicato della Korean Central News Agency (KCNA), si dice che il test è rimandato a data da destinarsi, e che al momento gli ingegneri stanno lavorando a stretto contatto col team di supporto di Windows per risolvere il problema. Ecco, magari mettiamoci pure che gli sta dando una mano direttamente Bill Gates ed è tutto a posto. La notizia, in realtà, è una bufala,opportunamente dispensata da Andy Borowitz, giornalista del The New Yorker famoso per le sue trovate. Eppure, in Rete, ci sono cascati parecchi siti, dandola come notizia vera. Auguri.

Servizi Cloud: Cosa sono e quali sono i maggiori usati?

12 aprile 2013 37 commenti

Ciao a tutti, oggi sono qui per proporvi un articolo sui servizi Cloud.. ma quanti di voi internauti di calcydros sanno cos’è un Cloud (ovvero nuvola in italiano)?
Bene prima di farvi leggere l’articolo qua sotto vi do una breve ed essenziale spiegazione di cos’è un Cloud.

Il Cloud (ovvero il Cloud Computing) è un insieme di server più o meno reali, che svolgono un servizio comune accessibile tramite internet.
Esistono vari tipi di servizi come l’archiviazione o la visualizzazione dei dati. Un po come google drive con cui si possono conservare documenti, foto e visualizzarli online senza dover per forza avere il software installato sul pc (o quasi non si può aprire o visualizzare qualsiasi file).

Se la mia spiegazione è stata soddisfacente potete proseguire. Buona Lettura.

Strategy Analytics: iCloud è il servizio di archiviazione online più usato in USA

di Riccardo Campaci | 21-3-2013

In base ad un sondaggio di Strategy Analytics, Apple in USA sarebbe già in testa sul mercato USA per quanto riguarda l’utilizzo del servizi cloud. In seconda posizione, un po’ a sorpresa, c’è Dropbox, che supera Amazon e Google.

Secondo una ricerca di Strategy Analytics Apple sarebbe già in testa sul mercato USA per quanto riguarda l’utilizzo dei servizio cloud del momento: un sondaggio operato su 2.300 persone ha confermato che il 27% degli utilizzatori di servizi sulla nuvola, fa uso di iTunes Match/iCloud, un risultato ottenuto brillantemente da Apple combinando i due servizi a partire da iOS 5.

Al secondo posto si piazza Dropbox, con un risultato in un certo senso sorprendente: nonostante Dropbox non offra gli stessi servizi della sua concorrenza e sia fondamentalmente un servizio di archiviazione cui si aggiungono altre funzioni senza un vero ecosistema di fondo, la sua adozione è superiore a quella di Amazon Cloud Drive e Google Drive, che si fermano rispettivamente al 15% e al 10%.

Da un certo punto di vista il successo di Dropbox potrebbe mostrare come il vero ecosistema non sia necessario per riuscire ad essere apprezzati, ma non dimentichiamo che il servizio è il più “anziano”, risalente addirittura al 2008. Con l’intensificarsi della sfida sulla nuvola potrebbe ora rapidamente perdere le quote acquisite nel corso degli anni.

I contenuti più archiviati sono quelli musicali, non solo per iTunes Match, ma anche grazie ad Amazon visto che i clienti di Cloud Drive e Google Drive, occupano il 90% del loro spazio con musica; ma anche per lo stesso Dropbox, viene sfruttato al 45% per l’archiviazione di brani musicali. Ultimo dato interessante è l’uso dei servizi “cloud”: il 55% degli americani non li userebbe, lasciando ampi margini di espansione per i principali attori.

Preso da www.macitynet.it

Pubblicità su Wikipedia? No è un virus!

18 maggio 2012 3 commenti

Se vedete la pubblicità su Wikipedia, fate un controllo antivirus, sicuramente avete un virus..

Pubblicità su Wikipedia? Se la vedete è colpa di un malware

Pubblicità su Wikipedia? Se la vedete è colpa di un malware

Rendersi conto di avere un malware installato sul proprio computer non è a volte una cosa semplice, ma ci sono casi in cui basta stare un po’ attenti per trovare qualcosa di strano: è il succo di quanto ci dice Philippe Beaudette di Wikipedia, segnalandoci potenziali malware legati proprio alla visualizzazione dell’enciclopedia libera infetta da software non autorizzato.

Se dovesse capitarvi di vedere pubblicità su Wikipedia non abbiate dubbi: al 100% si tratta di malware, che pertanto dovrete debellare. Può infatti succedere che software di vario tipo venga installato in buona fede, come per esempio l’estensione Chrome che si fa chiamare “I want this”, da disinstallare immediatamente nel caso in cui faccia parte degli add-on al momento installati sul browser Google presente nel vostro sistema. Secondo Beaudette, l’estensione appena citata non sarebbe nemmeno l’unica del suo genere, quindi è bene tenere gli occhi aperti non solo con Chrome, ma anche con altri browser che potrebbero avere problemi di malware analoghi.

Restando in tema di browser e malware, per vedere se è presente qualche estensione malevola la prova da effettuare è abbastanza semplice: disattivare tutti gli add-on attualmente presenti e visitare Wikipedia. Se non vedrete più banner pubblicitari significherà che il colpevole è proprio il browser, altrimenti dovrete ricercare il software responsabile del fattaccio in qualche altro modo. Un esempio è naturalmente quello in cui si stia visitando una copia perfetta di Wikipedia.org, per cui è bene fare sempre attenzione all’indirizzo del sito web che si visita e alla presenza del protocollo HTTPS, per la quale può sicuramente venire in aiuto l’estensione HTTPS everywhere.

Nevada: Google Car senza pilota su strade pubbliche.

8 maggio 2012 22 commenti

Ciao vi posto un fatto ecclatante che in Italia non si verificherà mai…  Buona Lettura!

Il Nevada apre alle driverless car di Google su strade pubbliche

Pubblicato: 08 mag 2012 da Rosario

Chi nel nostro sondaggio di qualche tempo fa riteneva che le driverless car di Google non sarebbero arrivate a breve sul mercato, potrebbe sbagliarsi: le cosiddette “auto che si guidano da sole” stanno infatti facendo passi da gigante, come dimostrano anche alcuni testpubblicati online dalla società di Mountain View.

Progressi che devono aver convinto anche le autorità del Nevada, stato famoso soprattutto per la sua sbrilluccicante Las Vegas, dove Google ha ottenuto l’autorizzazione a testare le sue driverless car su strade pubbliche. Ovviamente ci saranno alcune regole da rispettare: i tre veicoli di test dovranno trasportare almeno due passeggeri, il primo per occuparsi del volante nei casi d’emergenza e il secondo per monitorare costantemente un computer collegato all’automobile e al suo percorso predefinito.

Le auto di test avranno inoltre targhe di colore rosso e, dettaglio che interesserà i geek, un simbolo di infinito per identificarle come prototipi di driverless car. A quanto pare, le targhe diventeranno poi di colore verde una volta pronte per il mercato, cosa che il capo del Department of Motor Vehicles del Nevada Bruce Breslow afferma di ritenere possibile nel giro di 3-5 anni.

fonte:www.downloadblog.it

Nasa e Esa bucate da un gruppo di hacker. Le agenzie confermano!

La prima regola della sicurezza informatica è: “Un pc è sicuro quando è spento e scollegato da tutto.”
Questi hanno verificato la legge… ma alle spese di Nasa e Esa…

La NASA e la ESA ammettono di esser stati vittime del gruppo di hacker The Unknown

Pubblicato: 07 mag 2012 da Daniele P.

TheUnknown

C’è un nuovo gruppo di hacker pronto a far tremare le agenzie governative, uffici federali, enti spaziali e quant’altro, tutte istituzioni importati che, si suppone, utilizzino sistemi informatici “a prova di hacker“. Questi attivisti anonimi si fanno chiamare “The Unknown” e la loro prima e finora unica impresa è destinata a farsi ricordare: sono riusciti a bucare i siti internet di dieci grandi organizzazioni da una parte all’altra del mondo, accedendo ad una serie di dati sensibili – nomi, account amministratori e password – poi pubblicati online su Mediafire (qui e qui).

Due delle dieci vittime, la NASA e l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), in queste ore hannoconfermato la breccia e precisato che “nessuna informazione sensibile è stata compromessa“. Gli altri – tra quelli dichiarati dal gruppo ci sono Renault, Air Force USA, Ministero della Difesa francese, la Difesa statunitense e quella del Bahrain – hanno preferito non commentare pubblicamente l’intrusione. Ma, almeno secondo The Unknowns, tutte le vulnerabilità scoperte sono già state sistemate. Ed era proprio presto lo scopo ultimo dell’attacco:

Questi siti internet sono importanti, capiamo di aver danneggiato le vittime e ne siamo dispiaciuti – invieremo loro via mail tutte le informazioni di cui hanno bisogno per comprendere gli attacchi che abbiamo effettuato. Pensiamo comunque di averle aiutate perché adesso sanno che la loro sicurezza è debole e che deve essere sistemata. Volevamo solo guadagnarci la fiducia ed ora molte persone ci contattano chiedendoci di controllare la sicurezza dei loro siti internet ed è proprio quello che vogliamo fare. Non vogliamo danneggiare nessuno, non cerchiamo la rivoluzione e non vogliamo il caos. Vogliamo solo aiutare le persone a proteggersi. I siti internet non sono sicuri, la gente non è al sicuro, i computer non sono al sicuro, nulla lo è. E noi siamo qui per aiutare, senza chiedere nulla in cambio.

GreenPeace: I datacenter consumano energia non rinnovabile!

19 aprile 2012 19 commenti

Ecco qua GreenPeace che lancia un nuovo studio “il consumo dei data center” ma altrui…
GreenPeace, non consuma scrivendo sul web? Ma…


La nuvola nera del ‘cloud computing’

 

Cosa si nasconde dietro la condivisione di immagini, canzoni o semplici documenti in rete? Per scoprire l’impatto sul clima del ‘cloud computing’ lanciamo oggi “How Clean is your Cloud?”, un’analisi delle scelte energetiche di 14 aziende IT.

Grazie alle nuove tecnologie della nuvola digitale è possibile scambiare informazioni via etere in quantità e con una rapidità sempre maggiore. Ma a quale prezzo?

Lo studio di Greenpeace evidenzia che nomi importanti a livello mondiale come AppleAmazon e Microsoft continuano a utilizzare il carbone e l’energia nucleare per alimentare i propri data center. Due fonti sporche e pericolose che minacciano il clima e la salute dell’uomo. Convincili a cambiare!

Di seguito la classifica valutata su oltre 80 data center alimentati dalle 14 compagnie IT.Le percentuali si riferiscono al Clean Energy Index elaborato da Greenpeace sulla base della domanda elettrica (in megawatt) degli impianti e della percentuale di energia rinnovabile utilizzata dagli stessi:

1. Yahoo! (56,4%);
2. Dell (56,3%);
3. Google (39,4%);
4. Facebook (36,4%);
5. Rackspace (23,6%);
6. Twitter (21,3%); 7. HP (19,4%);
8. Apple (15,3%);
9. Microsoft (13,9%);
10. Amazon Web Services (13,5%);
11. IBM (12,1%);
12. Oracle (7,1%);
13. Salesforce (4,0%).

Se il comparto del cloud computing non farà passi avanti verso politiche energetiche pulite e sostenibili, le conseguenze per il clima potrebbero essere catastrofiche. Alcuni data center, infatti, consumano quanto 250 mila case europee, mentre se la “nuvola digitale” fosse uno Stato, la sua domanda di energia elettrica sarebbe la quinta al mondo, dato che triplicherà entro il 2020.

Gli edifici che ospitano i data center sono talmente grandi da essere visibili dallo spazio. Ovviamente per alimentare le macchine che si trovano all’interno di queste strutture, il quantitativo di energia che deve essere utilizzato è davvero enorme.

Consapevoli dei rischi, alcune aziende hanno già preso una posizione decisa nei confronti dell’ambiente, scegliendo di utilizzare una percentuale di fonti rinnovabili per alimentare i propri giganti elettronici. Nomi come GoogleYahoo! e Facebook spiccano infatti nella classifica pubblicata da Greenpeace.

Ma bisogna fare molto di più.

Crediamo sia giunto il momento che tutte le aziende compiano un passo verso politiche energetiche più trasparenti, condividendo soluzioni innovative per migliorare il settore, sviluppando i data center dove siano disponibili energie pulite e aprendo una collaborazione con governi e fornitori per la distribuzione di reti elettriche rinnovabili.

Leggi il rapporto “How Clean is your Cloud?“.

Nuvola digitale. Quanto è pulita?” il briefing in italiano.

Fonte: www.greenpeace.org/italy/

Google: Nuovo test per l’auto senza pilota…

29 marzo 2012 2 commenti

Speriamo che riescano a farla cosi tutti gli vecc.. anziani… che vanno ai 30-40 Km/h avranno un modo per guidare meglio.. XD

Non solo Android: l’auto senza pilota di Google in un nuovo test

Ne avevamo già parlato lo scorso anno, in occasione della conferenza TED (Technology Entertainment Design) di Long Beach, in California, della Google Car - una Toyota Prius in grado di guidarsi da sola.

Un progetto ambizioso, in cantiere da diversi anni, e svelato soltanto nel 2010. L’auto ha percorso già oltre 300.000 kilometri senza problemi e, per festeggiare questo piccolo ma importante traguardo, il colosso statunitense ha diffuso le immagini di un nuovo test, il cui protagonista è Steve Mahan, cieco al 95%. Che rimane piacevolmente stupito: “Finalmente un’invenzione che mi permetterà di muovermi come vorrei e che mi farà sentire indipendente” - cacciando via scherzosamente il cameraman di Google alla fine del viaggio: “Ragazzi andatevene, devo fare delle commissioni”. Il video a seguire.

Fonte: www.androidiani.com

FBI vs Hacker…. ma vincono i cybercriminali…

28 marzo 2012 4 commenti

Speriamo che non sia cosi per molto….

FBI, gli hacker stanno avendo la meglio nella guerra alla cybercriminalità

FBI hacker

Il piatto della bilancia dell’oramai eterna, o quasi, guerra alla cybercriminalitàpotrebbe pendere, stando a quelle che sono le ultime informazioni al momento disponibili, dalla parte dei pirati informatici ed a lanciare l’allarme sono gli stessiservizi segreti statunitensi.

Nel corso delle ultime ore, infatti, Shawn Henry, uno dei massimi esponenti dell’FBI, ha sollevato la questione nel corso di un’intervista al Wall Street Journal che, proprio per le informazioni in essa contenuta, ha fatto il giro dell’intero web, e non solo, in pochissimo tempo.

Nell’intervista, infatti, Henry ha dichiarato che l’approccio che, sino a questo momento, è stato adottato dagli enti, sia pubblici sia privati, per combattere i sempre più frequenti attacchi degli hacker è diventato insostenibile il che, in altri termini, sta a significare che nonostante i molteplici sforzi fatti sino a questo momento i cybercrimnali stanno avendo la meglio e l’esempio più evidente sono i numerosi attacchi andati a segno da parte di Anonymous.

La vittoria degli hacker sarebbe imputabile, sempre attenendosi a quanto dichiarato nel corso dell’intervista, sia alla loro notevole abilità nel riuscire a violare siti web e ad accedere a dati che, altrimenti, non risulterebbero visionabili sia alle poco efficienti misure di sicurezza adottate da parte delle varie compagnie che, spesso e non tanto volentieri, si ritrovano a dover fronteggiare attacchi di questo tipo.

Ne deriva dunque che il fatto che per Henry tutte le compagnie dovrebbero ricorrere all’impiego di nuove e ben più efficaci misure di protezione al fine di incrementare il livello di sicurezza, contrastare i sempre più efficaci attacchi degli hacker ed evitare l’insorgere di ulteriori e problematici danni economici.

Fonte:www.geekissimo.com

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