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Posts Tagged ‘articolo 18’

Monti: “Se il paese non è pronto non restiamo”

28 marzo 2012 28 commenti

Gli scossoni post riforma del lavoro cominciano a far traballare la granitica stabilità del Governo Monti. Le modifiche all’articolo 18, il nuovo sistema di pensioni e tutto ciò che “fa rima” con lacrime e sangue, appositamente delegato dalla politica ai tecnici, hanno spinto Mario Monti, in trasferta in Asia, a mettere i puntini sulle i, facendo tremare io polsi ad una buona fetta dell’emiciclo parlamentare.

“L’obiettivo del governo - ha tuonato il Premier - è molto più ambizioso della durata, è cercare di fare un buon lavoro. Se il Paese, attraverso le sue forze sociali e politiche, non si sente pronto per quello che noi riteniamo un buon lavoro non chiederemmo di continuare per arrivare a una certa data”.

A“Rifiuterei il concetto di crisi - ha poi precisato - “A noi è stato chiesto di fare un’azione nell’interesse generale. Un illustrissimo uomo politico (Andreotti ndr) diceva: ‘meglio tirare a campare che tirare le cuoia’. Per noi non vale nessuna delle due espressioni”.

Le reazioni dei partiti non si sono fatte attendere, mostrando una vera divergenza all’interno della“maggioranza tecnica”.

Alfano è intransigente: “Monti ha detto che per lui è importante fare una buona riforma e non tirare a campare. Io sono pienamente d’accordo con lui: o facciamo una buona riforma o nessuna riforma“.

Cicchitto ci mette il carico e ammonisce“Il ddl sulla riforma del lavoro deve tenere ferma la modifica all’articolo 18 perchè se cade bisogna rivedere anche la prima parte” [...] “Non si capisce perchè mentre per tutti gli altri provvedimenti si è usato il decreto d’urgenza, non lo si sia fatto anche in questa circostanza. Si è trattato di una ragione di mediazione politica che però fa venir meno la logica su cui si è motivato il rapporto con l’Europa e con l’emergenza economica del governo Monti”.

“Il Pd esprime invece in modo totalmente unitario e univoco il sostegno al governo Monti”. Questa la linea di Bersani“Il nostro è un partito che conosce bene questa fase di emergenzama è anche un partito che, essendo radicato in tutto il Paese, conosce bene le difficoltà e le preoccupazioni presenti oggi nel Paese che, porta il carico pesante di una recessione. Questa è l’eredità pesante del governo Berlusconi. Paghiamo delle vere e proprie bombe a orologeria del precedente governo. All’orizzonte non c’è una crisi del governo Monti [...] E sulla riforma Fornero sottolinea: “Ci sono state modifiche di altri provvedimenti, a cominciare dal salva Italia, anche con un’intesa con il governo. È successo altre volte, perchè non dovrebbe avvenire anche sulle norme sul mercato del lavoro?”.

Articolo tratto da Excite.it

QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DE L’ARTICOLO 18

21 marzo 2012 25 commenti

Sembra in dirittura d’arrivo la riforma del lavoro del governo Monti. Il provvedimento che il governo si appresta a varare è complesso e contiene tutta una serie di cose che, in teoria, dovrebbero snellire e migliorare tutto quello che ha a che fare con il lavoro. Chi volesse approfondire la cosa non ha che l’imbarazzo della scelta su quale media informarsi, è l’argomento del giorno e verrà ampiamente trattato da tutti i media, ognuno dal suo punto di vista.

Ma è uno solo il punto che tiene banco nelle discussioni, nei forum, nelle pagine di approfondimento giornalistico e così via, è il famoso/famigerato articolo 18. Ognuno, su questa questione la pensi come vuole, libero di credere che sarà uno strumento per combattere la disoccupazione o che sarà uno strumento di vessazione da parte degli imprenditori nei confronti dei lavoratori, non è questo che voglio porre all’attenzione dei lettori. Il punto che mi preme sottolineare è un altro: c’è la concreta possibilità di un ritorno ai famigerati anni 70 e alla conflittualità sociale, tanto più pericolosoa in quanto non esiste più una guida forte a sinistra in grado di incanalare e irregimentare la protesta, a sinistra c’è il vuoto totale, dove vari capetti e rais si fano una guerra spietata per cercare di emergere dal nulla in cui sguazzano credendolo un oceano. Per un Diliberto che si fa fotografare sorridente accanto a una maglietta incredibilmente di cattivo gusto, si contrappone un Di Pietro che parla di Vietnam parlamentare, per un Vendola, in mezzo a vari scandali come un Berlusconi qualsiasi (ma a lui non lo tocca nessuno, figuriamoci!) che cavalca la protesta della cgil, si contrappone un Grillo che alza i toni e pubblica post incediari di esagitati che promettono alla Fornero la stessa fine di Biagi. 16 ore di sciopero nazionale e mobilitazione permanente e il tutto per una cosa che L’Europa pretende da noi, Europa che ha già “benedetto” Monti e il suo governo. E il PD che cosa fa? tutto e il contrario di tutto, Bersani balbetta, e i suoi non sono da meno, sono ad un bivio cruciale, appoggiare la riforma del governo e tagliare con la CGIL e la sinistra estrema oppure far cadere Monti? Come diceva l’articolo di Massimo Fini ieri sul Fatto quotidiano, ci siamo liberati di un pericoloso pagliaccio e adesso abbiamo almeno un governo dal provato rigore morale. Bene, allora siamo apposto così, ma a parere mio, modestissimo, meglio i pagliacci che i bacchettoni morigerati, visto come si evolvono le cose ;-)

 

Gustavo Kulpe

Articolo 18: Pressing del Governo

23 febbraio 2012 8 commenti

L’articolo 18 sembra essere il principale argomento di discussione da qualche giorno a questa parte. Ricordiamo che uno degli argomenti che il nuovo governo presieduto da Mario Monti mise in evidenza subito dopo il suo insediamento, è la riforma del lavoro. Ma di riforma del lavoro (frase soft per definire l’abolizione dell’articolo 18)  se ne è parlato nella famosa lettera della BCE, con Berlusconi ancora al governo. L’Europa ci chiede tale riforma da parecchio tempo e solo in questo periodo di grave crisi ha intensificato la richiesta (oppure è solo da poco che la stampa ha dato risalto alla questione). Già un timido tentativo lo fece il governo Berlusconi periodo 2001-2006 nel cercare di cominciare a preparare il terreno per una possibile riforma dell’art. 18 con Marco Biagi in prima fila nel cercare soluzioni che potessero essere accettate dal sindacato (sappiamo bene come è finita).

Ma perchè in Italia, praticamente caso unico al mondo, esiste una simile legge a tutela dei lavoratori dipendenti?  In altri paesi economicamente sviluppati esistono forme di tutela dei lavoratori, ma niente in confronto a quanto avviene da noi. La questione è che in Italia negli anni ’70 si è verificato un forte contrasto politico-sociale, una società politicamente divisa in maniera netta e conflittuale nella quale si sono inserite le lotte sindacali. Probabilmente, per tutelare proprio le masse di lavoratori fortemente sindacalizzate e politicamente attive si è introdotta una forma di tutela che garantisse a tali lavoratori la possibilità di fare “politica” senza subire conseguenze. 

Ma oggi è ancora valida questa visione delle cose? Sappiamo che i lavoratori tutelati dall’ art. 18 sono una minoranza (forte ma sempre minoranza) poichè la stragrande maggioranza delle imprese italiane ha meno di 15 dipendenti e quindi non soggetta a tale articolo. Sappiamo che con la legge 30 e prima ancora con la legge Treu, si sono introdotte forme di precariato che servono proprio a by-passare l’art. 18, sappiamo che, in caso di difficoltà dell’azienda a rischio chiususra, ci sono forme di riduzione del personale come prepensionamenti, mobilità ecc. e quindi anche in questo caso l’art. 18 è superato. Ma allora perchè questo “accanimento”?  Sappiamo che con l’Euro non possediamo moneta sovrana, lo stato non può coniare nuova moneta e quindi la liquidità di uno stato è garantita da investimenti provenienti soprattutto dall’estero. All’estero l’art. 18 è sempre stato visto come un ostacolo ad investire in Italia, ma finchè c’era la Lira poco male, con l’Euro le cose cambiano. Ma soprattutto, a mio avviso, la riforma dell’articolo 18 va visto sotto un altro aspetto: i lavoratori statali. Abbiamo un apparato statale imponente per non dire mastodontico, ma anche macchinoso, inefficiente, clientelare e dispendioso. Per ottenere il pareggio di bilancio e mantenerlo negli anni a venire, un passaggio obbligato è ridimensionare l’apparato amministrativo dello stato. Ma gli statali, oggi come oggi, non puoi mandarli via in nessun modo. Allora che fare? senza art. 18 tutto diventerebbe più semplice. Da questo si spiega pure come mai la CISL, probabilmente il sindacato nazionale più moderato che ci sia, è così aggressivo sulla questione, sembra addirittura più estremista della CGIL quando si parla di art. 18. Come mai? e per forza! è il sindacato di gran lunga più rappresentativo per i lavoratori statali. No art 18? no CISL!

Gustavo Kulpe

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