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Usa, credi al riscaldamento globale? “Sei come Bin Laden”
La campagna pubblicitaria choc arriva dall’Heartland Institute centro eco-scettico di Chicago che paragona chi crede al climate change a psicopatici, dittatori e assassini di massa. Una posizione così estrema da far indietreggiare numerosi sponsor in vista del convegno di fine mese
di Andrea Bertaglio per Il Fatto Quotidiano

Se temi i cambiamenti climatici sei come i peggiori criminali. Parola dell’Heartland Institute, centro eco-scettico di Chicago che, con una campagna pubblicitaria choc, paragona chi crede al climate change a psicopatici, dittatori e assassini di massa. Come Osama Bin Laden, Charles Manson o Fidel Castro. Tutti colpevoli di gravi crimini, o di ideologie avverse alla destra conservatrice americana che sta dietro l’istituto. Ma soprattutto di credere all’origine umana dei cambiamenti climatici. Quello dell’Heartland è stato un “esperimento deliberatamente provocatorio”. Che, però, potrebbe portare al fallimento della sua conferenza di fine maggio. A causa del “cattivo gusto” della campagna, infatti, diserteranno l’evento alcuni dei relatori invitati, ma anche importanti sponsor.
I più noti sostenitori dei cambiamenti climatici non sono scienziati, ma assassini, tiranni e pazzi. È quanto sottolinea l’Heartland Institute, ricordando che alcuni dei più noti criminali del mondo hanno sempre continuato “a credere nel riscaldamento globale”. “Ciò che questi assassini e folli hanno detto differisce di poco da quanto affermato da portavoce delle Nazioni Unite, giornalisti dei media mainstream e politici liberali sul global warming”, scrive l’istituto di Chicago sulla home page del suo sito.
Credere nel riscaldamento globale non è affatto intelligente, insiste l’Heartland, né tanto meno in buona fede: “In effetti, alcune persone molto folli usano ciò per giustificare il loro comportamento spaventevole e immorale”. Ma “state dicendo che chiunque creda nel global warming è un omicida di massa, un tiranno o un terrorista?”, si chiede da solo il Centro. “Certo che no”, è la pronta risposta: “Ma l’etica di molti sostenitori del riscaldamento globale è alquanto sospetta”.
Una trovata originale, che come previsto dai suoi ideatori ha fatto decisamente scalpore. Quel che non si era considerato, però, è che ora questa campagna pubblicitaria, durata solo 24 ore prima di dover essere chiusa, può costare molto caro all’Heartland Institute.
Ad una sola settimana dall’affissione di un manifesto in cui Ted Kaczynski (meglio noto come Unabomber) dice “Continuo a credere nel riscaldamento globale. E tu?”, il Centro ha infatti già perso sia diversi speaker attesi alla sua conferenza annuale (economisti e blogger notoriamente eco-scettici), che soprattutto finanziatori del calibro di General Motors (affidatasi al negazionismo dell’Heartland Institute fino al recente lancio della sua prima vettura elettrica) o Diageo (gigante londinese proprietario dei marchi Guinness, Smirnoff, Johnnie Walker e Moët & Chandon). E, a quanto pare, presto anche di Microsoft.
Il colosso informatico, che come molti suoi concorrenti sta cercando di comunicare al mondo intero quanto green sia diventato, si è subito dissociato dalla campagna dell’istituto che per anni ha finanziato con generose donazioni. “Microsoft crede che i cambiamenti climatici siano un problema serio che richiede un’attenzione immediata a livello mondiale”, scrive la corporation di Redmond: “La posizione dell’Heartland Institute sul cambiamento climatico è diametralmente opposta a quella di Microsoft, e siamo in completo disaccordo con questa sua campagna di cattivo gusto”.
“Questo tabellone è stato deliberatamente provocatorio, un tentativo di ribaltare la situazione utilizzando le stesse tattiche degli allarmisti climatici, ma dando il messaggio opposto”, afferma il presidente dell’Institute, Joseph Bast: “È interessante che l’annuncio provochi reazioni più forti rispetto a quando i leader allarmisti paragonano i realisti climatici ai nazisti, o dichiarano che questi stanno imponendo ai nostri figli una condanna a morte di massa”. “Quello che stiamo facendo è un esperimento”, conclude Bast: “Non ci scusiamo per l’annuncio, e continueremo a sperimentare nuovi modi per comunicare il messaggio realista sul clima”.
Questo “esperimento”, però, ha già causato e causerà all’istituto perdite ingenti. Il denaro che non gli verrà più destinato, infatti, potrebbe rovinare i suoi ambiziosi piani di aumentare del 67% la raccolta fondi del 2012, passando da 4,6 a 7,7 milioni di dollari. Non solo: se per quest’anno il think tank di Chicago prevedeva un incremento di donazioni dalle grandi compagnie del 170%, sembra invece che dovrà ricominciare a guardare al di fuori del mondo del business tradizionale. Per tornare a bussare alle porte di fondazioni di sua conoscenza, come quelle gestite da realisti del clima come i miliardari del petrolio Koch.
QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DE L’ARTICOLO 18
Sembra in dirittura d’arrivo la riforma del lavoro del governo Monti. Il provvedimento che il governo si appresta a varare è complesso e contiene tutta una serie di cose che, in teoria, dovrebbero snellire e migliorare tutto quello che ha a che fare con il lavoro. Chi volesse approfondire la cosa non ha che l’imbarazzo della scelta su quale media informarsi, è l’argomento del giorno e verrà ampiamente trattato da tutti i media, ognuno dal suo punto di vista.
Ma è uno solo il punto che tiene banco nelle discussioni, nei forum, nelle pagine di approfondimento giornalistico e così via, è il famoso/famigerato articolo 18. Ognuno, su questa questione la pensi come vuole, libero di credere che sarà uno strumento per combattere la disoccupazione o che sarà uno strumento di vessazione da parte degli imprenditori nei confronti dei lavoratori, non è questo che voglio porre all’attenzione dei lettori. Il punto che mi preme sottolineare è un altro: c’è la concreta possibilità di un ritorno ai famigerati anni 70 e alla conflittualità sociale, tanto più pericolosoa in quanto non esiste più una guida forte a sinistra in grado di incanalare e irregimentare la protesta, a sinistra c’è il vuoto totale, dove vari capetti e rais si fano una guerra spietata per cercare di emergere dal nulla in cui sguazzano credendolo un oceano. Per un Diliberto che si fa fotografare sorridente accanto a una maglietta incredibilmente di cattivo gusto, si contrappone un Di Pietro che parla di Vietnam parlamentare, per un Vendola, in mezzo a vari scandali come un Berlusconi qualsiasi (ma a lui non lo tocca nessuno, figuriamoci!) che cavalca la protesta della cgil, si contrappone un Grillo che alza i toni e pubblica post incediari di esagitati che promettono alla Fornero la stessa fine di Biagi. 16 ore di sciopero nazionale e mobilitazione permanente e il tutto per una cosa che L’Europa pretende da noi, Europa che ha già “benedetto” Monti e il suo governo. E il PD che cosa fa? tutto e il contrario di tutto, Bersani balbetta, e i suoi non sono da meno, sono ad un bivio cruciale, appoggiare la riforma del governo e tagliare con la CGIL e la sinistra estrema oppure far cadere Monti? Come diceva l’articolo di Massimo Fini ieri sul Fatto quotidiano, ci siamo liberati di un pericoloso pagliaccio e adesso abbiamo almeno un governo dal provato rigore morale. Bene, allora siamo apposto così, ma a parere mio, modestissimo, meglio i pagliacci che i bacchettoni morigerati, visto come si evolvono le cose
Gustavo Kulpe

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