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Parma, Pizzarotti prende tempo per la giunta: “Non è facile scegliere”

9 giugno 2012 25 commenti

Da Il Fatto Quotidiano

Dopo tre settimane nominato un solo assessore. A giorni la giunta dovrebbe essere completata, ma il neo sindaco ammette difficoltà nella selezione dei nomi. Sulla vicenda Tavolazzi, invece, l’hanno spuntata Grillo e Casaleggio: non sarà direttore generale del Comune né avrà altri incarichi. Almeno per adesso
I riflettori sono tutti puntati su di lui e sulla macchina comunale che aspetta di ripartire. Ma Federico Pizzarotti, il nuovo sindaco di Parma del Movimento 5 stelle, schiva flash e taccuini dei giornalisti che lo assediano sotto il Comune per buttarsi a capofitto negli impegni istituzionali. Poco importa se c’è chi grida allo scandalo perché a quasi tre settimane dalla sua nomina ha presentato solo un assessore. “Non è facile scegliere le persone con le giuste competenze – spiega a chi gli fa notare il ritardo – abbiamo selezionato centinaia di curricula ed è necessario anche incontrare i possibili assessori, che devono avere, oltre che le competenze tecniche, anche caratteristiche personali compatibili con i principi del Movimento, e possibilmente dovrebbero anche andare d’accordo con me e la mia squadra”.

I colloqui, le convocazioni e le discussioni tra i Cinque stelle sono proseguiti a ritmo serrato dai primi giorni dall’elezione di Pizzarotti. Ma ad oggi l’unico assessore certo è Gino Capelli, a cui è stata affidata la delicata delega al Bilancio. La nomina è avvenuta lunedì a porte chiuse, con una comunicazione via streaming del sindaco sul canale YouTube del Comune. E da allora è calato di nuovo il massimo riserbo sugli altri sei membri della giunta. Mistero che però dovrebbe essere svelato domani, in una conferenza stampa convocata dal sindaco stesso per snocciolare almeno altri tre nomi e rispondere ai tanti dubbi che hanno assillato in questi giorni, più che i cittadini, la stampa locale e nazionale. Una rivoluzione annunciata finita nel pantano? “Non direi – risponde Nicoletta Paci, consigliera a Cinque stelle in pole position per il ruolo di vicesindaco – La rivoluzione è proprio il fatto che, a differenza degli altri partiti, non avevamo già poltrone pronte da spartire con gli amici o per ricambiare favori”.

Tra i papabili di cui si è parlato nelle ultime ore ci sono Gabriele Folli dell’associazione Gestione corretta rifiuti per la delega all’Ambiente, insieme ai due avvocati no termo Arrigo Allegri e Pietro De Angelis, mentre a Cristiano Casa, presidente di Centopercento Pmi, dovrebbe andare l’assessorato alle Attività produttive. Tante le proposte per il settore Cultura, in cui al primo posto risulterebbe il nome di Roberto De Lellis, docente universitario e ex direttore del Teatro delle Briciole. In lizza con lui anche l’ex soprintendente ai Beni culturali Lucia Fornari Schianchi, la direttrice artistica della Fondazione Teatro Due Paola Donati e Mario Mascitelli, del Teatro del Cerchio. “I nomi sono praticamente pronti – assicura Pizzarotti – dovete solo aspettare l’annuncio”.

E pronti e già al lavoro sarebbero anche i consulenti esterni gratuiti, che in molti nelle ultime settimane davano già per persi. A garantirlo è stata proprio una di loro, l’economista internazionale Loretta Napoleoni, che pochi giorni fa su Twitter se la prendeva con un articolo del Corriere della Sera: “La cattiva informazione del Corriere: ieri noi consulenti ci siamo incontrati a Parma con Pizzarotti!”. Con lei in pista ci sarebbero anche Maurizio Pallante (esperto di tecnologie ambientali) e Pierluigi Paoletti (analista finanziario), tutti pronti a dare una mano ai Cinque stelle e al “laboratorio Parma”, in cui tutti, anche i cittadini, sono chiamati a contribuire alla vita politica e amministrativa della città.

Gli esterni però finiscono ai consulenti. Almeno per il momento è archiviata la questione Valentino Tavolazzi, ex esponente del Movimento 5 stelle espulso da Grillo che sarebbe stato chiamato in un primo momento da Pizzarotti e i suoi per il ruolo di direttore generale del Comune. La cosa aveva mandato su tutte le furie Beppe Grillo e ancora di più Gianroberto Casaleggio, considerato il deus ex machina del Movimento, al punto che ad appena tre giorni dalla vittoria già si parlava di spaccatura tra il sindaco parmigiano e il leader dei Cinque stelle. Con il passare dei giorni però la crisi sarebbe rientrata con la retromarcia sulla nomina del direttore generale, e in particolare su Tavolazzi. Molteplici i motivi addotti: mancanza del ruolo nella pianta organica del Comune, competenze inadeguate e infine budget limitato per una figura esterna. Che sia la verità o solo scuse, la realtà dei fatti è che il ferrarese Tavolazzi a Parma probabilmente non metterà piede.

Intanto in città tutti attendono un segnale dal Municipio. Dopo la relazione del commissario Mario Ciclosi sui debiti del Comune, che ammonterebbero a 846 milioni di euro, Pizzarotti ha incontrato l’ad di Cariparma Crédit Agricole Gianpiero Maioli per fare il punto sulla situazione delle casse comunali e su possibili finanziamenti. Per il sindaco 24 ore non bastano per gli impegni, figuriamoci per i pensieri: gli Industriali hanno chiesto che il Comune saldi i debiti con le aziende con la massima urgenza, e in fila davanti ai Portici del grano si accumulano i problemi, dall’inceneritore ai cantieri bloccati. Tutti pendono dalle labbra di Pizzarotti, mentre la sua squadra lavora instancabile su diversi fronti, designando intanto il giovane Marco Bosi, 25enne record di preferenze, come capogruppo in consiglio. Ancora incerto il ruolo di presidente, che si contenderebbero Marco Vagnozzi, Patrizia Ageno e Fabrizio Savani. Le scelte non sono ancora del tutto definite, ma il tempo stringe.

Del resto, anche nel Pd, dopo la sconfitta, non si è ancora riuscito a decidere un bel niente. Il presidente della Provincia Vincenzo Bernazzoli, dopo che la sua ascesa al Municipio è stata bloccata dall’avversario Cinque stelle, si è chiuso nel silenzio e non ha ancora comunicato cosa farà. Accetterà di sedere tra i banchi dell’opposizione in consiglio comunale o continuerà a rimanere semplicemente presidente della Provincia? E chi sarà il capogruppo dell’opposizione? A contendersi il titolo per ora sono Nicola Dall’Olio (indicato anche da Bernazzoli) e Massimo Iotti, già attivo nell’ex minoranza.

Mentre le risposte scarseggiano e si dilatano le attese, l’unica cosa certa è che il count down è cominciato, per vincitori e vinti. Alla prima seduta di consiglio fissata il 14 di giugno tutti i nodi verranno al pettine. E anche tutti i nomi di assessori, consiglieri e controconsiglieri.

DERIVATI AVARIATI

27 marzo 2012 12 commenti

Superbonus per il “Fatto quotidiano

Lo Stato Italiano ha pagato a Morgan Stanley lo 0,15 per cento del proprio Pil per chiudere un contratto derivato che era stato sottoscritto nel 1994 dal ministero del Tesoro, quando il direttore generale era Mario Draghi. Di questa esorbitante spesa sappiamo poco o nulla, la risposta del governo all’interrogazione parlamentare presentata dall’Idv chiarisce un po’ il quadro agli addetti ai lavori, ma insinua il ragionevole dubbio che i conti dello Stato siano “corretti” da 160 miliardi di contratti derivati.

mario draghiMARIO DRAGHI

La composizione complessiva del portafoglio di derivati della Repubblica italiana è uno dei segreti meglio custoditi della storia d’Italia, nessun governo di nessun colore politico ha negli ultimi venti anni comunicato al Parlamento o anche alla sola Commissione bilancio l’esatta esposizione finanziaria del ministero delle Finanze e le perdite o i guadagni relativi.

L’onerosa chiusura del contratto di swap con Morgan Stanley getta un’ombra sulle stesse dichiarazioni del governo in carica secondo il quale “In merito al valore di mercato del ‘portafoglio derivati’ della Repubblica italiana, si precisa che lo stesso è definito come il valore attuale dei flussi futuri scontati al presente e che varia continuamente al variare sia del livello dei tassi di mercato sia della conformazione della curva dei rendimenti. Appare evidente che lo stesso è, quindi , un valore in continuo mutamento, la cui rilevanza per uno Stato sovrano risulta essere limitata”.

morgan stanleyMORGAN STANLEY

La limitata rilevanza per lo Stato sovrano non sarebbe tale se all’interno dei contratti ci fossero clausole che stabiliscono un costo futuro certo che l’Italia si troverà a dover pagare nei prossimi mesi o nei prossimi anni.

Spesso i derivati sono stati usati nella contabilità pubblica per aggirare i vincoli di bilancio europei, la Grecia è stato l’esempio più lampante ma i nostri enti locali non sono stati da meno, attraverso complicati contratti sono in molti ad aver posposto l’onere del debito al futuro liberando così risorse finanziarie da spendere nel presente.

In sostanza gli enti pubblici occultano un prestito che viene loro erogato dalle banche internazionali e che non è contabilizzato come tale, la restituzione del prestito è scaglionata in un tempo lontano quando il derivato inizia a produrre i suoi effetti e il flusso di cassa relativo non può essere più occultato.

Mario MontiMARIO MONTI

Dati i numerosi casi di questo tipo che coinvolgono Regioni, Province e Comuni italiani è lecito chiedersi se anche la Repubblica Italiana abbia contratto derivati di questo tipo. È inoltre lecito chiedersi se tali derivati non siano stati usati per coprire buchi di bilancio e far quadrare i conti rispetto alle regole imposte dall’Europa.

 

Allo stato delle informazioni in possesso del Parlamento, dell’opinione pubblica e di tutti i cittadini italiani non possiamo sapere quali e quanti oneri saremo costretti a pagare, o stiamo già pagando alle banche internazionali per coprire la cattiva gestione del bilancio pubblico dei governi precedenti.

Il governo attuale sta chiamando tutti noi a sostenere grandi sacrifici in nome di un interesse pubblico superiore, ma la sua reticenza sullo svelare la struttura e la composizione del portafoglio di contratti finanziari della Repubblica italiana ci fa sorgere il dubbio che in realtà la maggior parte delle nostre tasse aggiuntive serviranno solo a coprire i buchi del passato che riemergeranno allo scadere delle clausole inserite dalle banche d’affari e sottoscritte dai governi precedenti.

MARIO MONTIMARIO MONTI

Se già questo non fosse abbastanza grave si aggiunga che il New York Times nel febbraio 2010 ha sostenuto che l’Italia è entrata nell’euro grazie a un massiccio uso di strumenti derivati che le hanno consentito di mascherare il vero deficit che sarebbe stato ben al di sopra di quello stabilito dall’Unione europea.

Il governo Monti dovrebbe sgonfiare sul nascere questa bolla di sospetti, tanto più pericolosa ora che la fiducia è un bene sempre più raro nella finanza internazionale. Se, come sostiene il Tesoro, i derivati sono solo e tutti di “copertura dal rischio di tasso o dal rischio di cambio” non si vede perché l’opinione pubblica non ne debba conoscere la natura e la composizione.

Se di coperture si tratta la speculazione internazionale non potrà beneficiare dell’informazione in quanto, per definizione, a una perdita su da una lato dell’operazione dovrebbe corrispondere un simmetrico guadagno. Se così non fosse sarebbero invece guai seri per il professor Monti. E per tutti i suoi predecessori.

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